Lifestyle

Che sia la volta buona

Succede che oggi, 10 novembre 2018, alle ore 14.09, mi ritrovo a ricevere una notifica di Tumblr.

Ah sì, è vero. Siamo continuamente bombardati da social network nuovi che ci dimentichiamo di quelli vecchi. Che fine fanno i social che non hanno successo? Ve lo ricordate Netlog? Snapchat qualcuno lo usa ancora? Beh, come ripeterò nel prossimo post, io ho sempre amato scrivere, quindi i social e soprattutto le piattaforme blog le ho provate tutte. Al momento ho attive, anzi, “passive”, visto che sono accessibili, ma senza contenuti nuovi da una vita, ben 2 pagine Tumblr, 2 blog su Blogger e, nel momento in cui ho provato ad accedere su WordPress, mi sono ricordata di avere un’altra pagina chiamata “The Eternal Sunshine of an Endless Mind” (andate pure a vederla, non nascondo nulla) targata 2015. Il motivo di tutto questo è sempre lo stesso: ho sempre tante, tantissime cose da scrivere, ma spesso mi manca l’ispirazione per farlo. Ho provato tramite immagini e contenuti web su Tumblr, ma non erano abbastanza personali e spesso erano fatti da altri. Ho provato a raccontare storie basate sulla mia vita reale, ma ho iniziato a ricevere messaggi di lamentele su Whatsapp dai diretti protagonisti (storia vera!). Ho provato a raccontare le mie storie tramite le mie foto, un’altra mia grande passione, ma con Instagram un blog di fotografia è una perdita di tempo. E su Pages of Cinnamon riportavo pensieri liberi e scrittura creativa che nei momenti di stress non sono mai riuscita a replicare.

Ma oggi siamo nel 2018 e le cose sono diverse.

Lo stress se n’è andato. O perlomeno dovrebbe essersene andato. O almeno lo stresso dovuto all’università dovrebbe lasciarmi un po’ più di libertà nel dedicarmi alla scrittura. Mi sono infatti appena laureata in Economia, con una specializzazione in Direzione Aziendale e attualmente sto cercando lavoro, ammazzando il tempo come fotografa freelance per qualche azienda.

Insieme allo stress se n’è andata la Caterina vittima. Ah sì, scusate, nonostante i miei mille nomignoli web super complicati, il mio nome è questo: all’antica, come lo sono io, dopotutto. E vittima non lo sono mai stata. Ho sempre cercato la via della non violenza e della gentilezza come mi impongono i miei ideali, ma nella realtà nessuno ti tratta con i guanti, anzi. Quindi dopo anni di sofferenze inutili per dare più spazio alla mia sensibilità mi sono resa conto di una cosa: insieme alla Kate sensibile che piange quando vede certi film Disney, c’è anche una Kate che ha più palle di quanto sembra. E questa Kate si è stufata, si è arrabbiata e, al momento, ha raggiunto uno stato di pace e tranquillità interiore con quel tocco di menefreghismo che non guasta mai.

Infine, è tornata la semplicità. Perché fissarsi nell’avere un blog focalizzato quando io e la mia vita abbiamo mille interessi, mille passioni, mille sfumature diverse? Certo, serve avere una direzione da seguire per non rischiare di essere etichettati come schizofrenici, ma perché le regole devono sempre essere così rigide? Meglio essere liberi e concentrarsi su cose semplici. Poche cose. Come il nome del mio blog. Che a tal proposito è stato difficoltoso da trovare dato che chesialavoltabuona.wordpress.com era già stato preso. In realtà, nasce da una conversazione tra me e mia sorella, datata qualche giorno fa, che riporto in maniera fantasiosa (che scrittrice sarei altrimenti?), ma molto vicina all’originale.

“Che tè hai preparato?”

“Verde”

“E com’è?”

“E’ verde!”

“Ma una cosa non la puoi descrivere attribuendole una sola parola”

“E quante ne servono?”

“Il più possibile”

“Sì, ma se, ad esempio, ti dicessi che è verde, giapponese, dolce, con una nota di aspro, profumato, inebriante, perfetto per le ore serali, sarebbe troppo lungo e a un certo punto non vorresti più ascoltarmi”

“Hai ragione, limitale a cinque”

“Perché proprio cinque?”

“Perché meno sarebbero troppo poche, di più sarebbero inutili. Rimanendo tra le 3 e le 5 parole sei sintetica, interessante e non ti perdi in inutili sciocchezze”.


Con quest’ultima frase ho riflettuto molto. Posso riassumere la mia vita con 5 parole? Forse no. Ma posso raccontare molte cose limitandomi a 5 elementi. Molte mie passioni. Molte settimane della mia vita.

Ed è quello che mi propongo di fare nei miei prossimi post. Raccontarvi come vanno le cose limitandomi a 5 elementi. Cominciando da me, nel prossimo post.

Se siete arrivati fino a qui, grazie per la visita. Descrivetemi il vostro blog con 5 parole nei commenti, così passo a trovarvi. 🙂

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6 pensieri riguardo “Che sia la volta buona”

  1. Progetto che-sia-la-volta-buona.
    Tecnicamente sono sei parole, ma sento una certa affinità. Più un blog personale, che tengo senza scopo. Di tanti blog abbandonati non ne ho mai avuto due in contemporanea. Magari uno resiste pure…
    Tanti auguri per questa tua nuova apertura!

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  2. Scrivere non è mai la cosa più importante. Già sottoporre ad altri, quel che si è scritto, è un salto di qualità quasi drammatico. Secondo me, è anche terapeutico, ma io non faccio testo: scrivo troppo, sto male quando non riesco ad aggiornare il blog 3-4 volte al giorno.

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