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La mia esperienza con il metodo Konmari

Come vi ho già raccontato diverse volte, sono una maniaca dell’organizzazione. Maniaca in un modo che non potete immaginare. Da sempre cerco di trovare le migliori disposizioni possibili per quanto riguarda gli oggetti che possiedo, soprattutto perché, da quando io e mia sorella non abbiamo più la camera in comune (10 anni esatti). A me è toccata la stanza più piccola. Tuttavia, nonstante l’iniziale fastidio, ho imparato ad apprezzare questo mio piccolo spazio, ho imparato a reinventarlo, a decorarlo a mia immagine e somiglianza e, dopo 10 anni posso dire di essere contenta così: meno spazio = meno cose = più rapidità nel fare ordine. Non è però stato un pensiero automatico. Fino all’anno scorso, mi sono sempre limitata a tenere tutto in ordine nel migliore dei modi possibili utilizzando al meglio scatole, scatoline e i milioni di ripiani della mia libreria a muro.

Uno degli spazi più difficili, però, è sempre stato il mio armadio. Non pensate che sia dovuto alle migliaia di vestiti di cui dispongo: sommandoli tutti difficilmente arrivo al centinaio. Il vero problema è che quando i miei acquistarono i mobili della mia stanza, questa era adibita a stanza degli ospiti, quindi l’armadio era più un armadio di servizio, per tenere le cose che si usavano meno: costumi, tute da sci e simili. Quando mi sono trasferita qui, mi sono resa subito conto che l’armadio non era formulato per essere un armadio “normale”: 3 cassetti piccoli, uno spazio laterale di cui non si capiva l’utilità e tantissimo spazio nel ripiano superiore all’appendiabiti. Fino ai 18 anni cercavo di appendere più cose possibile e di lasciare gli altri spazi alle cose non piegabili. Successivamente, ho iniziato ad affidarmi alle soluzioni che mi suggeriva Ikea. Con dei contenitori adeguati, potevo riporre in alto i vestiti che non usavo più ed i vestiti non di stagione. Poi con i ripiani da appendere in alto potevo riporre comodamente i maglioni e le magliette lasciando più spazio nei cassetti a biancheria e calzini. Ma ancora non ero del tutto soddisfatta.

Le cose sono cambiate quando ho letto del metodo Konmari. In giro, infatti, sentivo sempre più parlare di questo modo di fare ordine, riuscendo però a udire solo sprazzi della filosofia della sua ideatrice: Marie Kondo. La cosa che più mi premeva però, è il fatto del suo eliminare il superfluo, così decisi di regalare il suo libro, “Il magico potere del riordino” a mia madre, che non butta mai via nulla. Dopo che lei lo ha letto (con scarsi risultati, ahimé), me lo ha prestato e, sono sincera, mi ha cambiato tantissimo la vita. Cercherò di farvi capire perché riassumendo i suoi insegnamenti in 5 regole.

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“Il magico potere del riordino” di Marie Kondo, 12€ su Amazon

Riordinare tutto in una volta

Il magico potere del riordino inizia con un lungo capitolo dedicato a questo insegnamento che, devo essere sincera, mi ha stupita. Mi hanno sempre insegnato a rimettere via le cose un po’alla volta, giorno per giorno, per evitare l’accumulo di disordine. In effetti, come constatato anche dalla Kondo, la stanza non risultava mai al 100% ordinata. Inoltre il fare le cose un po’ alla volta non permette di ambire fin da subito a quella perfezione che ci ha spinto ad iniziare a riordinare. Marie è molto chiara su questo: per fare ordine bisogna impegnarsi al massimo una sola volta e seguire il metodo corretto. Così, lo scorso luglio, non appena conclusi tutti gli esami universitari, mi presi un giorno per fare ordine: sveglia alle 6 e lavoro fino a che la camera non fosse come la volevo. Il primo passo secondo il metodo Konmari è immaginare il nostro ideale di vita al quale aspiriamo e basarci su quello quando iniziamo a riordinare. Poi, bisogna dividere il lavoro il CATEGORIE e non stanze o mobili. Le categorie individuate sono: abbigliamento, libri, carte, oggetti misti e ricordi.

Eliminare ciò che non serve, non funziona o non regala emozioni

Fino a qui sembra tutto semplice. Poi, quando ti trovi a svuotare completamente l’armadio ti rendi conto di quanti oggetti possiedi. Credo sia per questo che l’abbigliamento è la prima categoria che si consiglia di affrontare. Nel momento in cui ti trovi davanti all’armadio vuoto e a tutti i vestiti impilati sul letto capisci che qualcosa da buttare c’è sicuramente. Inizia così la fase della cernita dei vestiti. Il metodo di Marie, però, mi ha permesso di buttare via molte cose che, altrimenti, avrei tenuto ancora per anni. La prima osservazione che mi sento di fare in questa fase è legata al profondo rispetto che la Kondo ha per gli oggetti. Quando inizi a passare il guardaroba vestito per vestito, devi sentire quello che ti trasmette. Se è gioia va tenuto, se non è niente va lasciato andare, non prima di aver espresso la propria gratitudine. La cosa sembra abbastanza ridicola e da reparto psichiatrico, ma aiuta molto, soprattutto con quei capi che magari ci sono stati regalati da qualcuno e che abbiamo messo poco perché magari non sono di nostro gusto. Alla fine della fase dell’eliminazione, avevo colmato 3 diversi sacchetti: l’immondizia, i vestiti buoni da dare in beneficenza e quelli da vendere. Pur mantenendo la divisione estate-inverno, che programmo però di eliminare il prima possibile, il mio armadio si è ridotto drasticamente, pieno solamente di ciò che amo.

Ho tenuto solo i libri universitari che ho davvero apprezzato. Diritto tributario, ad esempio, non c’è più 😅

Tenere solo ciò che dà gioia

Questo insegnamento vale per qualsiasi oggetto, ma è particolarmente importante nel caso dei libri e dei ricordi. Queste, infatti, per me sono state le categorie più difficili. Per i libri mi sono resa conto che certi libri che a me non dicono nulla, per altri possono dire molto, così li ho donati alla biblioteca del mio paese. Per i ricordi, invece, è tutta un’altra storia. Da sempre, nel grande spazio inutilizzato in cima all’armadio, tenevo diverse scatole di ricordi. Dopo il Konmari detox fatico a riempirne una. Innanzitutto io sono sempre stata il tipo di persona che tiene molto ai ricordi: ho sempre tenuto tutte le piantine delle città che visitavo, i biglietti, oggetti vari che mi regalavano le amiche eccetera. Per ovviare a questo problema di ammucchiamento di cose, ho deciso di tenere un diario di viaggio in cui riduco all’osso la mia vacanza incollando qua e là i biglietti dei posti più significativi, gli altri sono stati cestinati. Per quanto riguarda le fotografie e gli oggetti, mi sono resa conto che molte cose per me non avevano più alcun significato. Quindi la maggior parte di esse andava eliminata. Il risultato è stato una scatola che contiene in sé poche cose di valore per me inestimabile, senza inutili scartoffie che distolgono l’attenzione dalle cose importanti.

Ottenere il massimo dagli spazi a disposizione

Questa è particolarmente interessante. Marie, anche nel suo canale Youtube, descrive chiaramente il metodo più intelligente per riporre gli oggetti: la disposizione verticale. Avendo tutte le cose in verticale e non impilate una sopra l’altra, si ha la possibilità di vedere tutto ciò che si possiede dando una rapida occhiata al ripiano in questione. Questo riguarda anche i vestiti. Nel suo canale Youtube, Marie spiega chiaramente come piegare i nostri capi nel modo più efficiente possibile per minimizzare lo spazio e avere coscienza di tutto. Questo insegnamento per me è stato la svolta nell’organizzazione del mio armadio perché adesso le mie magliette sono ordinate e riposte in un modo che mi evita di spiegazzarle tutte, a differenza della classica pila di magliette piegate su un ripiano. Ora ho dei rotolini ordinati che si collocano comodamente nei miei cassetti.

Il mio armadio in lavorazione

Decidere per ogni oggetto, o categoria, una collocazione chiara e semplice

Questa regola vale soprattutto per gli oggetti misti. Mentre i vestiti, le carte, i libri e i ricordi possono facilmente trovare il proprio posto, per gli altri oggetti non è sempre così. Dopo aver riposto i vestiti nell’armadio, i libri e le carte sulla libreria e i ricordi nella scatola designata, mi sono ritrovata con il letto ricoperto di svariate cose: trucchi, gioielli, documenti, cd, cavi, oggetti di elettronica, penne e i miei utensili da fotografa. La soluzione si è piano piano definita da sé. Innanzitutto ho pensato a ciò che sta bene nel ripiano inferiore del mio comodino. Nella mia quotidianità, quello è un posto poco usato dove conviene avere quegli oggetti delicati, ma poco toccati, come la tessera elettorale, la Oyster Card per i mezzi pubblici di Londra (per quando tornerò), insieme agli oggetti utili da avere accanto al letto: il libro che sto leggendo, la mia agenda, il mio diario dei sogni e il kindle. Per i trucchi è bene avere un posto a portata di mano, quindi ho scelto i ripiani della libreria ad altezza occhi. n base poi agli spazi vuoti sulla libreria a muro, ho riposto i cd, le casse portatili e le cuffie in un unico ripiano, matite e penne in un bicchiere a portata di mano sulla scrivania e via dicendo, riempiendo i vuoti disponibili.

I cd occupano poco spazio e in verticale possono essere facilmente consultati e presi

Ho lasciato una scatola elegante, ma vuota, ad altezza mani nella libreria per una piccola variazione personale al metodo KonMari: tutte quelle volte che non so dove mettere un oggetto lo butto là dentro. Quando ho un po’ di tempo, apro la scatola e trovo un posto per gli oggetto “orfani”. Questo leggero caos è tutto il disordine che mi rimane, anche se nascosto e lontano da occhi indiscreti. Soprattutto dai miei, che sono i più severi di tutti e che non sopporterebbero di vedere un pacchetto di fazzoletti abbandonato e senza un posto preciso.

In conclusione, questo è ciò che ho imparato dal metodo di Marie Kondo. La mia esperienza è stata molto positiva, mi ha veramente aperto gli occhi, soprattutto per quanto riguarda il saper lasciar andare le cose che non ci rendono felici. Onestamente, tuttavia, non so se è un metodo applicabile con facilità da tutti, in quanto richiede comunque una buona motivazione a vivere secondo un metodo minimalista e anche la consapevolezza di dover sicuramente buttare via qualcosa. Il fatto che mia madre non abbia eliminato nulla del superfluo che abbiamo a casa, nonostante abbia letto e apprezzato il libro, dimostra che non tutti sono pronti per una pulizia del genere. Se vi sentite motivati, però, vi consiglio assolutamente di leggerlo e, volendo, anche se è molto più semplicistico, di guardare il documentario Tyding up with Marie Kondo su Netflix.

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Credit: netflix.com

Fatemi sapere cosa ne pensate e, se lo avete provato anche voi, quali sono le vostre impressioni.

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6 pensieri riguardo “La mia esperienza con il metodo Konmari”

  1. Anch’io ho comprato quel libro perché ero una che tendeva a non buttare mai niente. Mi ha aiutato tanto, soprattutto a lasciare andare gli “oggetti-ricordo”. Il libro serve, certo, ma bisogna essere già pronti ad accettare i consigli di Marie.

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  2. L’idea, in sé, è buona.
    Personalmente, pur avendo l’abitudine di modificare spesso la disposizione dei mobili per “cambiare pur non cambiando”, vado un po’ ad umore: a volte tendo ad accumulare, a volte mi sbarazzo di tutto.

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  3. Il successo di Marie Kondo indica che moltissime persone avevano bisogno di mettere a fuoco questi passaggi. Io ho trovato il libro inutilmente ripetitivo in alcuni passaggi, ma nella sostanza le sue indicazioni sono corrette.

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